27 Marzo, Tiziana Raia

Grazie Elisabetta, ho guardato la nuova sezione del sito e leggendo mi sono commossa... nel senso proprio di sentire muoversi dentro quelle emozioni che mi ricongiungono con tutti noi, e nel leggere riattraverso la mia stessa vicenda umana, che ci appartiene. E credo anche che questo sforzo e dono che stiamo facendo, ci aiuti in quel procedere con le due gambe; non solo emozioni, ma insieme possibilità di iniziare a dare senso, per quanto siamo dentro a questa esperienza che ci sta cambiando, credo... su tanti fronti. Questo contatto autentico, inaudito, imprevisto, ci apre alla possibilità del contagio fecondo della trasformazione e di nuovi modi di condividere... mentre il corpo attende, a volte impaziente, a volte scorato, nuovi tempi per potersi manifestare. Mi mancano sempre gli abbracci e quella possibilità di camminare libera per i paesaggi del mondo, ma questo tempo ci invita ad altro e possiamo farne tesoro. Questo ancora, credo ci aiuta a riprogrammare faticosamente e lentamente anche attività e progetti e penso, per esempio, al lavoro che in sezione stiamo provando a reinventare, tra piattaforme on-line ed incontri di prova, per rivederci, per discutere, o ancora al lavoro che in questo momento Fabio sta facendo nel contattare le sezioni ed associazioni per provare a progettare un intervento di sostegno psicologico alla cittadinanza, unitario che riguardi tutte le sezioni, la Sgai intera, a partire dalla interessante iniziativa della sezione di Napoli. Non so come andrà questa proposta, intanto mi sembra bello questo movimento l'un verso l'altro da nord a sud, movimento che nessun virus può ostacolare... che è lo stesso che mi ha spinto a contattare tempo fa referenti delle sezioni, nella confusione dei decreti che imponevano l'arresto delle attività, ho sentito il bisogno di confrontarsi con Roma, Milano, Torino ... chissà che tutto ciò possa diventare ancora un'occasione di integrazione e interscambio tra tutti noi, dentro un'unica Sgai dalle necessarie multiverse forme... infine delicatamente un pensiero anche alla parte di noi - nostra parte intima, quella che è, in un angolo, un po' impaurita, incapace, dubbiosa, traballante, ... ci appartiene pur essa... mi appartiene e nei colloqui virtuali sento il peso di tutto ciò, che però se proviamo ad accogliere forse diventa possibilità di attraversamento.

P.S. mio figlio finito isolamento, tampone negativo, tutto a posto... rientra in servizio in ambulanza (e siamo punto e a capo)

Tiziana 

 

27 Marzo, Davide Torres

Ciao a tutte e tutti,

ho appena visto la nuova sezione del sito sgai.it in cui ci sono anche delle nostre mail. Mi sono ritrovato a sperimentare a tratti fatica, a tratti gioia e stimoli nel leggere o rileggere i vari interventi. L'ho subito segnalato alle colleghe di Roma.

Una particolare emozione è stata di "ritrovarci" davanti a tutti, non più a parlare nel chiuso della nostra sezione (o mailing list), pur senza averlo preventivato. E forse il bello è proprio questo non averlo preventivato: mi ritrovo a pensare quanto possiamo essere convinti di stare parlando tra di noi e invece partecipiamo senza saperlo ad un discorso più grande e comune. Quanto, parlando tra noi, parliamo alla Sgai tutta e quanto la Sgai fuori da Palermo in realtà è risorsa per le nostre cose. La sensazione oggi, con questa nuova pagina del sito, è che cada quell'illusione per cui la Sgai è fatta di 5 sezioni che sì, ogni tanto si incontrano, ma la cui vita vera è quella locale. La parola stessa "sezione" suggerisce, tra i vari significati, un'operazione di "taglio o recisione" chirurgica che divide qualcosa da un tutto organico. Oggi con la nuova pagina, riafferro quel "tutto organico", che non significa indistinzione delle parti ma interrelazione e corresponsabilità. Mi viene in mente rispetto a tanti argomenti rimasti in sospeso prima del "iorestoacasa". In particolare quello della scuola di formazione che potrebbe aprire a Palermo, di cui sento improvvisamente ancora di più l'importanza come nutrimento di quel "tutto organico" Sgai nazionale con cui siamo in interrelazione e corresponsabilità.
Una particolare emozione è stata rileggere quella mail di Tiziana che mi aveva commosso e che mi ha ri-commosso anche oggi. Poneva una domanda: cosa ci sta accadendo, in questa situazione? Io non mi sono sentito, in quel momento, di "corrispondere" perfettamente al dono di Tiziana e portare il mio racconto.

Cosa mi accade mentre "iorestoacasa"? E di che "casa" stiamo parlando? Parliamo solo di una "abitazione"? A me in questi giorni viene in mente il fare i conti, con questo richiamo esterno a stare nella casa/abitazione, ai richiami più interni a stare nella casa/habitus. Paolo Tucci ha ricordato un articolo di Diego "Identità: un'ossessione" e a tutte le questioni della normopatìa e dell'impossibilità di cambiare habitus. È un grande e doloroso sforzo emergere dalla propria coscienza alienata.
E continuo a girare intorno a cosa accade a me... Sorrido...
Questa situazione così inedita per tutti, arriva mentre già stavo affrontando un periodo di vita inedito. Mi ritrovo da un po' di tempo ad abitare in una casa da solo, in seguito a una separazione da mia moglie. E ovviamente la difficoltà non è nel cambiare casa/abitazione ma nell'affrontare il cambio di habitus, con tutti i richiami di colpa e scandalo che hanno a che fare con ciò. Il tradimento della mia identità/identicità passata. Che uomo sono? Che padre sono? "Una schifezza su tutti i fronti" diventa la risposta/richiamo: se non stai a casa fai schifo, sei un pazzo, ti esponi e ed esponi gli altri alla sciagura. Come le persone che dal balcone insultano chi, nonostante tutto, fa ancora jogging. Stai a "casa". Così, dopo aver preso la mia strada mi sono ritrovato a patire il mio personale, interiore rimprovero che colpisce e affonda come il più bravo dei cecchini.
Ve lo racconto per condividere questa trasformazione, questo travaglio che a che fare con me ma anche forse con le storie dei nostri pazienti. Affrontare questa disubbidienza "a stare a casa/habitus" può essere un'impresa titanica, in cui possiamo essere co-pazienti e compagni di strada.
Allora le mie giornate trascorrono tra le sedute via skype, cercare di studiare, cercare di pulire casa (sorrido ancora). Certe volte cercando di alzarmi dal letto quando non ce la faccio. Cercando di non litigare con il poliziotto secondo il quale andare a trovare mia figlia non è un motivo di necessità per uscire da casa. Cantando. Scrivendo. Tra lo sconforto di avere lontano le persone che amo e il cogliere, a un certo punto, anche della bellezza in tutto ciò. Una fortuna. Sentendomi tremendamente limitato ma anche tremendamente vivo, in questi giorni. Amante e amato come non mai.
Ora... non so se questa mail parteciperà alla pagina del sito. Forse non me la sento. A voi volevo dirlo.

Un abbraccio, a più tardi su zoom

Davide

 

27 Marzo, Giorgia Gugliotta

Ci sono atti donativi sorprendenti in questo tempo precario ed incerto. Aperture sciolte e sobrie, forse anche spinte dalla dimensione temporale che si avvicina e si presenta, con tutto il suo limite e tutto il suo slancio. 

Un tempo che disturba la letargia alla quale siamo sottomessi nel frullatore del quotidiano. Non faccio altro che pensare ed inventare in questo "spazio senza" un sacco di cose. Vi leggo e mi sento in un tremore emozionato, come se le vostre aperture fossero linfa viva. Grazie infinite a tutti, a Tiziana e Davide in particolare, perché sento una generosità profonda e un intenso scoprirsi in loro.

Vi abbraccio tutti e vi auguro buon lavoro oggi, vi lascio un mio pensiero di stamattina, ancora abbozzato, non in bella forma. E non importa. Resto affezionata al mio lutto (simbolico e non) che sento generativo. 

È un tempo di lutto il nostro. Certamente di perdita. La condizione esistenziale di ieri è già quella passata. Nel lì e allora di quel tempo che fu. Siamo dentro un transito dalla incerta traiettoria e temporalità. Il tremore ci accompagna nel ridestare un animo per troppo tempo sottomesso alla vuota goduria della certezza. Siamo spaventati e timorosi, belli come non mai nella vulnerabilità esposta, dalle mosse precarie. Divisi tra slanci di generosità solidale e visioni fobiche dell’altro minaccioso. Spaccati dalla tendenza all’apertura che contrasta con la chiusura diffidente ed austera. È un lutto.

Ma io non ti elaboro, Lutto. Piuttosto sei tu che elabori me, che mi plasmi. Sei tu che vivi e mi porti con te, che varchi l’eterno mentre io arranco nei giorni. Ogni tanto ti accorgi di questo sopravvissuto e gli offri l’illusione di superarti, archiviarti, dimenticarti.

Ecco io abito lì, tra piccoli oblii e preziosi ricordi, e mi dibatto fra il resistere e l’esistere. Sempre più forte della mia fragilità, sempre più fragile della mia forza

(Quest’ultimo pezzo sul lutto scritto da un collega e che mi ha molto colpito)

Buoni lavori oggi

Giorgia

 

30 Marzo, Claudia Napolitani

Progetti ai tempi del coronavirus...

Cari amici, che strana esperienza! Ci siamo ritrovati improvvisamente dentro un film di fantascienza o tra le righe di un romanzo distopico.

Tutto è cominciato in modo improvviso e surreale, ma pian piano la realtà sta prendendo il sopravvento. La vita vera, con la sua quotidianità, ci costringe a cercare di normalizzare quell'impasto di vita e morte con cui continuamente dobbiamo convivere e farci i conti, passando dai problemi della spesa al supermercato alle preoccupazioni per tutti quelli che sappiamo essere in prima linea o a tutti quelli che sono a rischio o sono già colpiti dalla malattia. Personalmente ho mio fratello Martino, appena specializzato in anestesia, al reparto rianimazione di un ospedale milanese, e purtroppo non ci sono molte possibilità di comunicazione. La lista che quotidianamente si allunga dei medici morti sul fronte pandemia mi dà i brividi. Da più parti questo stato di emergenza è stato paragonato a quello che si vive quando si è in guerra: allarme per noi e i nostri cari, piangere per i nostri caduti, paura del virus e del nostro vicino, nonostante la catena di solidarietà faccia, per fortuna, ben sentire la sua presenza. Come vi ho già scritto, anche la famiglia Sgai è stata colpita per la scomparsa di Anna Cannata, figura storica della nostra associazione. Ho raccolto tutte le nostre mail per inviarle al figlio Simone e fargli così sentire, almeno un poco, l'abbraccio di tutti noi.

Questo stato di emergenza sta anche mobilitando straordinarie risorse nel paese come l'enorme disponibilità offerta da tutti gli operatori sanitari (medici, infermieri, psicologi, volontari) a dare il proprio aiuto lì dove c'è più bisogno. Anche noi ci stiamo dando da fare. Il nostro responsabile dell'Organizzazione, Fabio Settipani, su mio invito, si è messo in contatto con tutte le sezioni, per vedere lo stato dell'arte e, eventualmente, creare dei collegamenti tra noi e con altre associazioni. Come sappiamo la sezione di Napoli ha già attivato un servizio di aiuto e di supporto a distanza e alcuni amici di Milano, lavorando con Solidare, hanno fatto lo stesso. Quelli di Torino hanno offerto il loro aiuto tramite l'associazione Psicologi per i Popoli, a Roma ci sono contatti con l'Ordine degli Psicologi, e a Palermo con associazioni private.

Fabio ha anche contattato la dott.ssa Galliano, presidente nazionale della Federazione Psicologi per i Popoli, nell'elenco delle Organizzazioni Nazionali della Protezione Civile, per ulteriori collaborazioni da progettare nel futuro, nel post-emergenza. Voglio qui ringraziare Fabio per l'ottimo lavoro svolto!

Vorrei avere su questo punto un vostro parere. Dovremmo decidere se proseguire tutti insieme come Sgai per costruire un progetto di aiuto unitario, in collegamento con la dott.ssa Galliano, oppure mantenere i contatti che ogni sezione ha già preso per conto proprio anche per il dopo emergenza. A me personalmente piacerebbe molto questa possibilità di lavorare attivamente con proposte e idee per la costruzione di un progetto comune, essendo presenti come Sgai nazionale.

Intanto possiamo già far partire un nostro primo confronto scrivendo sul sito. Come già vi ha scritto Elisabetta, si è aperta una nuova pagina "Vivere la distanza umanamente vicini" per chiunque voglia lasciare una propria testimonianza su quanto vissuto in questo periodo di emergenza.

Invito tutti voi a raccontare anche le proprie esperienze come operatori di sostegno, magari in riferimento al proprio territorio: come sappiamo (anche se ora come non mai siamo tutti nella stessa barca) ci sono regioni molto più colpite dal bombardamento del virus rispetto ad altre, e sarebbe interessante poterci anche confrontare su questi diversi livelli di necessità e bisogno di aiuto e, di conseguenza, le nostre risposte, le nostre paure, i nostri pensieri.

Ho parlato con Daniela Spinelli, e ovviamente non abbiamo potuto che constatare che a maggio non ci vedremo e che il convegno intersezioni verrà spostato a novembre. Naturalmente a breve vi farò proposte su come e quando potremo incontrarci sui nostri video.

Un pensiero a tutti voi, e un grande abbraccio!

Claudia

 

30 Marzo, Sergio Perri

Credo che il costrutto semantico di anthropos, centro della nostra riflessione, davvero possa portarci in un futuro prossimo a proporlo come lente di lettura privilegiata di quel che a quel punto "sarà successo" (anche se non sappiamo quanto alle spalle: forse, a ondate, dovremo conviverci con questo virus) e di ripresa non già, o non solo, della vita quotidiana, ma della valorizzazione dell'esser vivi, così umiliata e abusata e travisata sinora nella nostra cultura occidentale. Per cui mi trovo molto nella percezione che potremo lavorare molto come Sgai nel futuro forse ancor più che in questo nostro presente. Ci vogliamo preparare, magari istituendo una specie di "osservatorio sul futuro"?

Grazie a tutti, Sergio


3O Marzo Anna Maria Alfè

Cara Claudia,

momento difficile questo, che ci impone di fare i conti con la fragilità della nostra dimensione umana. Concordo con la costruzione di un progetto comune!

Come afferma Sergio, la nostra epistemologia antropo/gruppoanalitica può rappresentare una risorsa importante per far fronte a ciò che verrà.

Come specialista, da quando è cominciata la quarantena, sento il dovere di contribuire a creare una comunità pensante che funga da traccia per chi, in questa difficile situazione, stenta a pensare.

Mi complimento con Fabio per l'ottimo lavoro svolto. Un abbraccio, Anna Maria

 

31 Marzo, Tiziana Raia

Condivido anch'io quanto fin qui detto sulla proposta lanciata da Claudia che mi pare possa essere occasione per pensare insieme ad un progetto comune che si declina nelle differenti sezioni. A Palermo inserirò questo argomento all'o.d.g. di un comitato esecutivo on line, che vedremo di fare appena possibile. Qui in Sicilia anche se i "bombardamenti" del virus non sono al momento terrificanti come in altre regioni, però sta già causando una drammatica situazione di disagio economico e concordo anch'io che il dopo, quando arriverà, sarà altrettanto drammatico.

Personalmente già constato di prima mano i danni in corso; la mia vocazione al sociale che da sempre porto avanti, con uno sguardo alle persone più deboli da un punto di vista socio-economico, mi porta a contatto con chi ha già difficoltà a gestire il quotidiano e credo che nel futuro ciò sarà ancora più allarmante.

Con l'Associazione Gefyra Onlus di cui faccio parte ci siamo proposti per sostegno psicologico gratuito, ma come già detto sarà altrettanto importante pensare a come attraversare il dopo e far fronte a richieste anche di tutti coloro che non hanno possibilità economiche. A parte questo mio personale taglio, più in generale come Sgai mi piace che ci pensiamo, come ho letto in queste email, come risorsa per la nostra comunità e penso sia un'opportunità anche per noi impegnarci nella costruzione di un progetto con il territorio, nelle forme e modi a noi più specifici come gruppoantropoanalisti.

Mi unisco anche al grazie a Fabio per il suo fattivo impegno e per aiutarci a confrontarci come un unico grande e composito organismo.

Buon lavoro dentro e fuori a tutti

Tiziana R.

 

31 Marzo, Francesco Borgia

NEL GIARDINO DEL GIGANTE EGOISTA

Vorrei parlare con tutti voi, oggi che è l'ultimo giorno di marzo. Anche con quelli che da qualche giorno non ci sono più come Anna Cannata, o da qualche anno come Diego Napolitani e Giusi Cuomo, fino a Fabrizio Napolitani o addirittura alle generazioni precedenti.

Ieri è morta una cara amica della mia mamma ed il suo ultimo viaggio l'ha fatto sullo stretto di Messina. E' tornata a in Calabria, nel cimitero del mio paese.

Il 3 aprile 2017 morta mia madre, ricordo come il giorno prima, fu l'ultima volta che la sentii al telefono, mi fece gli auguri per il mio onomastico, era il 2 aprile: S. Francesco di Paola.

Come qualcuno sa io sono nato a Villa S. Giovanni e le mie nonne, entrambe, persero contemporaneamente le loro famiglie nel terremoto del 28 dicembre del 1908. Anche le famiglie dei miei nonni furono terribilmente sconvolte. In soli 60 secondi tra terremoto e maremoto morirono centomila persone.

Credo che in quel terremoto ci sia la radice del mio lavoro, per tutta la mia infanzia ad ogni nuova scossa si ripetevano tutti i racconti di quell'evento .

In questi giorni, in questa primavera inoltrata che a Roma tarda a venire, al mattino fa ancora tanto freddo, mi è tornata in mente la fiaba "Il gigante egoista" di Oscar Wilde. Me l'hanno letta da bambino per farmi addormentare, la ripropongo a voi mentre viviamo in tutto il mondo questa calamità naturale che è come se fosse un lunghissimo terremoto che sta scuotendo tutta la terra.

Stamattina, vi dico grazie per questo grande gruppo che ormai siamo e con nel cuore la voce di mia madre e di mio padre, una farmacista ed un medico di un piccolo paese della Calabria, voglio farvi una promessa: pensare al futuro.

Innanzitutto voglio dirvi di non avere paura, di cogliere questi attimi, come momenti preziosi, di continuare sempre il nostro dialogo che, ricordiamocelo: è un dialogo tra le generazioni.

Mi piacerebbe che la SGAI attraversasse questo periodo, come ha saputo fare in passato, che mi aiutasse a trasformare il gigante egoista che c'è dentro di me.

Da socio della SGAI chiedo a tutti noi di creare, innanzitutto, prima che per gli altri un gruppo di ascolto per noi stessi, per il nostro mondo interiore.

Credo che sia importante pensare che tutto quello che abbiamo ricevuto, superando il nostro naturale egoismo, possiamo metterlo a disposizione degli altri.

Come già qualcuno ha fatto, come altri faranno, io vi propongo di creare una nuova SGAI una "TELESGAI" direi per scherzare un po'.

Apriamoci alle nuove generazioni, facciamo le Intersezioni a maggio o a giugno, prima dell' estate, con tutti i sistemi telematici che ce lo permettono, non rimandiamo la nostra vita.

Fissiamo delle date, come ci hanno insegnato i nostri maestri. In questo momento di caos, bisogna a maggior ragione essere "custodi del setting".

Spero di non avervi annoiato troppo con questa mail.

Vi lascio con negli occhi la luce del sole che, stamattina, sorgeva pallido a Ponte Milvio, in una mattina di primavera che tarda ad arrivare.

Vi abbraccio,

Francesco Borgia

 

31 Marzo, Fabio Capretto

Cara Claudia, e cari tutti, io condivido pienamente l'idea di muoverci con un progetto comune verso l'indomani, gettando le basi per una presenza della SGAI anche nel dopo, per essere pronti a proporci, non solo oggi, come stiamo già facendo, ma anche in un momento successivo, in cui ci sarà bisogno di rendere pensabile ed elaborabile tutto ciò che oggi si sta agitando dentro di noi tutti e che domani si esprimerà inevitabilmente in forme assai difficili da gestire e comprendere. La Gruppo-antropoanalisi può rappresentare una grande risorsa per i nuovi bisogni che emergeranno.

Complimenti e grazie a Fabio per l'impegno e la diligenza che ci ha offerto. Un saluto a tutti.

Fabio Capretto

 

31 Marzo, Daniela Spinelli

Appoggio in pieno l'idea nonché proposta di Francesco Borgia. Potremmo pensare di fissare una data di giugno per un'intersezioni telematica utilizzando magari un programma come Zoom o Skype che a pagamento consentono di far vedere e collegare fino a 100 persone. Possiamo occuparcene noi, magari io e Francesco Borgia, visto che l'incontro doveva svolgersi a Roma, di acquistare la versione a pagamento di uno dei due sistemi con il quale potremmo collegarci tutti. Cerchiamo di prendere da questa tremenda esperienza lo spunto per avvicinarci ad un nuovo tipo di comunicazione che cerca di farsi strada: il nuovo avanza e mi sembra buona cosa che ci si faccia trovare pronti a vivere anche queste nuove modalità dello stare insieme. Un nuovo linguaggio o meglio nuove modalità linguistiche.

Un abbraccio,

Daniela

 

31 Marzo, Andrea Zara

Cari tutti, grazie Claudia per tenere il filo della nostra progettualità in questo momento di sospensione di tutto o quasi. Io penso che iniziative di sezioni e iniziative nazionali possano andare avanti insieme, senza escludersi le une con le altre. Più in generale sono molto curioso, al di là della generosa disponibilità che molti di noi hanno offerto, di vedere quale tipo di domanda verrà fuori da questa crisi. Nell'Ospedale in cui lavoro è stato aperto un ambulatorio che al momento offre sostegno psicologico al personale sanitario, ai malati Covid e ai loro famigliari. Sappiamo bene però, da specialisti o da pazienti, che è da tempo che i sentimenti sono stati rimossi dagli ospedali e sono per lo più un intralcio al lavoro e una debolezza sul piano personale. E gli psicologi si sono adattati perfettamente al nuovo ambiente culturale! E' vero che abbiamo visto in questi giorni medici piangere in TV per quello a cui stavano assistendo ma credo anche che il giorno in cui si tornasse alla normalità bisognerà sbarazzarsi in fretta dell'idea che la natura, anzi un virus, sia tornata per un attimo a far paura all'uomo!

Nonostante un certo scetticismo sul dopo, sono comunque curioso di vedere cosa succederà e spero di poter cogliere domande di cambiamento da ovunque provengano.

Andrea

 

2 Aprile, Lino Di Ventura

Cara Claudia, cari tutti, anch’io trovo molto interessante la proposta di una possibile collaborazione Nazionale con l'Associazione rappresentata dalla Galliano.

Contestualmente mi sembra di cogliere nella mail di Francesco Borgia, Sergio Perri, Patrizia Mascolo, M.G.Campus, il desiderio di condividere pensieri e vissuti evocati dal vivere circostanze più o meno dirette che richiamano il sentimento della perdita, dello sconforto, del senso di precarietà. Per Nietzsche l'uomo è sospeso sull'abisso e la sua tragedia consiste nel non saper accettare tale condizione di vuoto.

Un “vuoto” che in questi giorni ci tocca attraverso la perdita di Anna che solo qualche giorno fa raccomandava a Marina di proteggersi per non incorrere nel covid-19.

Un “vuoto” dato dall'assenza delle consolidate abitudini e programmazioni. Forse è per questo che i sogni di questi giorni sono abitati da tantissime persone che ho incontrato in tutto l’arco della mia vita. Relazioni e vissuti che accompagnano il mio risveglio e lo rendono pieno, vissuto.

Forse è dato anche dal fatto che i collegamenti con gruppi di colleghi che ho cercato nel “mondo”, in questo momento li incontro on line nello “studio” di casa e quindi, per certi versi, entrano nel mio quotidiano familiare come non lo hanno fatto mai. Per questo, per la necessaria cura che le nostre gruppalità interne richiedono, come si evince bene, anche dall’email di F. Borgia, potremmo incontrarci on line, indipendentemente da Intersezioni, per avviare un dialogo, costituire una rete, una comunità cui riferirsi per elaborare insieme quanto ci va accadendo internamente ed esternamente. Per fare questo potremmo utilizzare zoom, un software che sta dimostrando di essere in grado di garantire una comunicazione stabile e abbastanza efficace, io sarei disponibile, un abbraccio, Lino

 

8 Aprile, Antonio M. Ferro

"BREVI NOTE A PROPOSITO DELL’ATTUALE PANDEMIA E DELLA MIA QUARANTENA"  Scarica il file

 

10 Aprile, Francesco Pieroni

Auguri e coraggio!

Che la durezza consapevole di questi giorni bui e dolorosi non ci soffochi, ma ci unisca nella attesa di una Pasqua luminosa; la settimana non finisce di venerdì!
Buona Pasqua, Amici, e coraggio!
Fra Pi

 

10 Aprile, Paolo Tucci Sorrentino

Grazie Francesco! La principale risorsa che ho trovato consiste nell'impiegare il tempo che avanza - e ne avanza molto perché si è sempre costretti in casa - nell'incontro on line con i colleghi, nella lettura/scrittura e, quando ci riesco, nel pensare. Un abbraccio a tutti, Paolo


10 Aprile, Maria Giovanna Campus

Grazie, Francesco per averci ricordato  l’importanza del coraggio! 

Auguri a te e a tutti, in un unico abbraccio, di una Pasqua di autentica rinascita!

Maria Giovanna

 

10 Aprile, Anna Maria Alfè

Grazie Francesco, aspettiamo insieme e fiduciosi la domenica. Se riusciremo a dedicare del tempo al pensare, questa pandemia ci farà sicuramente rivedere le priorità: potremmo giungere a rifiutare tutto ciò che ci divide, ci aliena, ci porta a odiare, a barricarci.

Al di là del dolore, vi è un oltre che porta con sé Kairos, il tempo dell'occasione propizia!

Ho trovato questo pensiero di Marina Pievani, che mi ha contagiata, ve lo propongo.

Li chiamo “rammentatori”.

Sono quelle persone che quando tutto sembra precipitare nel buio e tu non intravedi intorno a te nessuno spiraglio di luce, ti additano una piccola meraviglia dimenticata.
Sono i Sileno che ti mostrano fiori di puro incanto, sono le Anna che adocchiano le pratoline, sono gli Spinoza che ti fanno piegare dal ridere, sono le Tereza con le musiche danzanti, sono le Arnicamontana con le loro poesie.
Sono tanti i rammentatori. Che non hanno niente a che fare con i volgari sollecitatori all’evasione.
No, loro non ti distolgono dalla realtà, loro non la occultano. Ma ti rammentano quanto di buono e di bello e di degno ancora c’è.
E ti dicono che bisogna attraversare questo buio senza permettergli di accecarti.
Io sono grata ai “rammentatori” e voglio diventarlo anche io.

Buona domenica di Pasqua!

Anna Maria

 

10 Aprile, Claudia Napolitani

Cari amici, anch'io vi faccio gli auguri per le prossime festività pasquali che sino all'anno scorso ci davano la possibilità di tirare un po' il fiato e, tempo permettendo, di assaporare, magari in compagnia dei nostri cari, l'arrivo della primavera. Quest'anno siamo confinati e, tempo bello o brutto che sia, dobbiamo restare a casa. Non sarà piacevole, lo so, guardare la primavera alla finestra, ma ricordiamoci che il centro delle riflessioni di questo periodo non deve essere tanto il sacrificio quanto la resurrezione. E che con coraggio (grazie Francesco!) si possa alzare lo sguardo su quello che potrà arrivare da questo necessario cambiamento. Buona resurrezione a tutti, credenti o no, e la luce che ci entra dalle finestre possa almeno un pò illuminare le nostre esistenze.

Un abbraccio a tutti,

Claudia

 

10 Aprile, Maurizia Albanese

La scorsa settimana la nostra collega Francesca Rossi ha fatto una bellissima lezione sul sul delirio e sulla soglia: in quell'occasione ci ha ricordato quanto sia importante la speranza, nello stare vicino a chi delira, la speranza che può fare senso a quel delirio, che appare insensato.

Ecco io credo che in questo momento così "delirante" coltivare la speranza sia veramente una luce...forse è l'unica cosa che in questo periodo a volte possiamo fare, ma in ogni caso non è così scontato quanto sia preziosa e quanto sia prezioso il nostro incoraggiarci reciproco a non abbandonarla.

Grazie di cuore a tutti e Buona Pasqua...che sia una rinascita!

Maurizia

 

10 Aprile, Fabrizia Napolitani

Che sempre ci incoraggi la memoria del futuro...

Un grande augurio a tutti!

Fabrizia 

 

11 Aprile, Fabio Capretto

Grazie caro Francesco, auguri bellissimi riferendoti al coraggio. Una virtù che ci permette di affrontare a viso aperto la sofferenza, il pericolo e l'incertezza.

Come ebbe a dire Winston Churchill, “il coraggio è ciò che ti fa alzare in piedi a parlare, ma il coraggio è anche ciò che ti fa rimanere seduto ad ascoltare”.
Vedo tante persone impegnate nel "fare" e "progettare", vivendo nell'attesa, con il bisogno di esorcizzare la paura e il dolore nel continuo movimento, "facendo, facendo, facendo..."

Ebbene, il coraggio, con il nostro saper stare, con resilienza, potrebbe essere la nostra grande opportunità in questo difficile periodo, che ci permetterebbe di capire il presente e di costruire un futuro.
Tanti affettuosi auguri per una serena Pasqua a tutta la comunità SGAI,

Fabio Capretto

 

11 aprile, Enzo Corasaniti

Grazie Francesco per le tue parole di incoraggiamento, grazie a tutti.

Ricambio gli auguri per una Serena Pasqua di Rinascita. Che possa illuminare simbolicamente questo nostro passaggio, dove la sfida inedita è proprio quella di dover astenerci da quel contatto fisico, di cui abbiamo e avremo sempre tanto bisogno... e dove le parole restano, più che mai, l'espressione simbolo del nostro prenderci cura di noi e degli altri.

Un abbraccio,
Enzo

 

12 Aprile, Enrico De Tavonatti

 

Grazie degli auguri che contraccambio di tutto cuore. Quanto al coraggio è sempre di difficile definizione, da dove vi scrivo è sparita un'intera generazione, ma la descrizione più toccante dei tanti, tantissimi amici coinvolti e travolti l'ho sentita da un compagnone di poche parole sufficientemente giovane da non temere il contagio e con un fisico da istruttore di body building.

"Quando sono venuti a prendermi, mi sono reso conto della mia solitudine e che non avrei mai più rivisto i miei figli. Tutto quello che mi è stato fatto è stato fatto da mani sconosciute e da volti mascherati fino a quando la luce si è spenta prima che mi intubassero e si è riaccesa miracolosamente quando mi hanno estubato ed hanno sospeso la sedazione, capire che ero ancora vivo e che avrei avuto un'altra possibilità mi ha fatto male dentro come una coltellata, la felicità non è una cosa facile."

Ho cercato di immaginarmi cosa possa significare morire soli in questo modo mentre la luce si spegne e non credo che ci sia coraggio che tenga. Il coraggio non è, e non può essere, un atto volontario, l'unico coraggio possibile di fronte alla morte è riconoscerne l'enormità e rassegnarsi ad attraversare la paura.

Credo che questo si possa fare, un po' come facciamo tutte le volte che risorgiamo a nuova vita, che poi è quello che vi auguro affettuosamente. Bergamo, la mia terra, ha pagato un conto che lascerà il segno.

Buona resurrezione, Enrico.

 

14 Aprile, Tiziana Raia

C'è questo strano attraversamento che ci colpisce tutti e c'è oltre tutto anche questo attraversamento tuo Sergio, ( e penso anche ad una mia cara amica che ha perso di recente la mamma nelle stesse condizioni) più intimo, ma che, credo, riguardi ognuno di noi, nel fare i conti con la perdita, la mancanza. 

Un pensiero più vicino, più caloroso a te, Sergio che ti trovi immerso in questo mare di sofferenza.

Stanotte ho sognato di essere su un'isola (icona a me tanto cara, di bellezza e libertà), ero su una stradella in salita, la lava (di un vulcano che non vedevo) mi stava raggiungendo, correva dal basso fin verso di me che arrancavo faticosamente salendo e mentre riuscivo a proseguire perdevo una ciabatta risucchiata dalla lava. Arrivavo in una casetta sul mare, ricordi della mia infanzia felice a casa di zii, e scendevo in spiaggia per fare il bagno... ma si alzavano onde minacciose e restavo incerta se lanciarmi o meno... poi guardando, ferma lì, in riva,  mi accorgevo che tra un'ondata paurosa e l'altra, c'era un tempo in cui il mare tornava calmo...attendevo la successiva quiete per lanciarmi...

perchè scrivo questo, non so bene.... mi sembra calzante a noi, a questo periodo e a Sergio, ma sento di procedere adesso forse con una sola gamba, quindi rischio di incespicare ancora ed ancora.... ma so anche, seppur con una ciabatta in meno, che posso farcela e che il mare per quanto pauroso ha ancora tregue placide...

ce la faremo... spero tanto questo tempo non ci lasci indifferente una volta trascorso, ma ci trasformi, ci permetta un'ennesima conversione...

Una carezza ancora a Sergio (e a tutti coloro che sono nella perdita di persone care) a cui non possiamo togliere la sofferenza ma compartecipare sebbene a distanza.

Tiziana R.

 

8 Maggio, Mariuccia Cagna

Carissimi tutti,

vi sono grata davvero molto della benefica pioggia leggera delle vostre parole, mi sono sentita tra voi, una bella sensazione!

Mi sto impegnando nell’apprendimento della lingua del computer, verso la quale non ho molta inclinazione, ma è una sfida e ho buoni maestri, occorre saperla, almeno un poco, parlo per me.

E intanto sento la mancanza di quella libertà che davo per acquisita, per scontata, la libertà dell’incontro e anche del non incontro, come quel terreno plastico che si sente di avere tra le mani come possibilità di forgiare a piacimento degli interessati, nel tempo, nello spazio, nel dove, nell’occasione, nel piacere, nello scopo comune e così via, come un non luogo ma luogo di umanità che sceglie anche di saperne l’uno dell’altro, gli uni degli altri. Ma nei vostri messaggi mi sembra di aver sentito questo slancio, questa tensione.

A presto e grazie.

Mariuccia

 

20 Maggio, Maurizia Albanese

"VOCI DA UNA PANDEMIA INTERNA" scarica il file

 

22 Maggio, Rosanna Cianci

"IL LOCKDOWN COVID-19" scarica il file

 

5 Giugno, Rossana Pagano

"PAURA E ISOLAMENTO"  scarica il file